musica

E mo’ che fai?

Niente, non gli risponderò mai più.

In un pomeriggio di aprile Lidia e le sue amiche, Anna e Monica, attendevano il rientro di Veronica sedute al tavolino di un bar del quartiere Monti. Era un pomeriggio mite, di quelli in cui a Roma puoi permetterti di stare all’aperto a chiacchierare piacevolmente senza giubbotto e col sole in faccia. Veronica era andata a Firenze per incontrare un tipo che aveva conosciuto su internet. Lui viveva a Milano, lei a Roma e avevano deciso di incontrarsi a metà strada. Il treno sarebbe arrivato alle 20.

Nel frattempo le altre discutevano di relazioni con i loro smartphone ben in vista.

Leggete sto messaggio, voi che fareste?

C’hai ragione, è un messaggio del cavolo.

Si, del cavolo proprio.

Era successo che Anna aveva deciso di smetterla con un tipo con cui stava uscendo, dopo che lui le aveva dato una risposta decisamente sgradevole su whatsapp.

Monica, invece, aveva deciso di troncare con un tipo che aveva conosciuto tre giorni prima a un fiera di lavoro perché lui, il tipo, non aveva risposto a un suo messaggio.

È tutta una questione di interpretazione. Se io ti racconto la mia giornata e tu non mi rispondi, allora non te ne frega niente.

Di te o della tua giornata?

Tutte e due.

Magari non gliene fregava niente della tua sveglia rotta che ti ha fatto fare tardi a lavoro, che in autobus hai avuto un attacco d’ansia per via del ritardo, che questo ha peggiorato la situazione perché sei scesa facendo la strada a piedi, che sei arrivata sudata, che la riunione era già iniziata, che hai saltato il pranzo, che la tua collega ha parlato al cellulare per tutto il pomeriggio, che sei uscita affamatissima e ti sei sfondata di patatine fritte per strada mentre tornavi a casa sproloquiando al telefono con tua madre… oh ma quanto è lungo sto messaggio?

Scorri ancora, tre righe e… finito.

Ma non ci sono le due spuntine blu.

Io non ce le ho le spuntine blu.

Quindi non sai se l’ha letto.

L’ha letto, l’ha letto.

Vabbé.

Il tipo, dopo la cronistoria della sua giornata non le aveva più risposto. E quindi erano lì tutte e tre ad arrovellarsi il cervello in attesa di trovare una spiegazione plausibile.

Ma non è che ha scazzato per via del messaggio troppo lungo? Dai non puoi scrivere un romanzo su whatsapp.

E che ne so, io volevo solo fare la simpatica e raccontargli la mia giornata snervante. Mi sembrava carino e lui che fa? Sparisce!

Sparisce si! Io non trovo per niente carino vomitare addosso la propria spazzatura emotiva ad uno che conosci appena. Ha fatto bene a sparire, io avrei fatto lo stesso. E poi ricorda se dai questo, o scappano o attiri un tuo simile. Tu lo vorresti uno che ti attacca dei pipponi lancinanti in formato digitale? Guarda a me è successo e ti assicuro che non è stata una gran bella esperienza. Questo ti conosce appena, con questa presentazione penserà minimo che sei un tantino disturbata. Sinceramente io mi sarei giocata un po’ meglio le mie carte. Se vuoi quel tipo di relazione, se vuoi che un uomo accetti il pacchetto, devi aspettare un attimo prima di mostrare tutto il tuo inventario di paranoie, almeno gli dai la possibilità di soppesare il brutto e il bello di te.

Il tipo di Anna, invece, se n’era uscito con un infelice “stasera ho da fare, alla prossima”. Dopo che lei l’aveva invitato a uscire.

Ma che razza di risposta è?

Del cacchio.

Si, del cacchio.

Poi “alla prossima” se lo poteva risparmiare.

Parli tu Lidia che sei sempre antipatica quando rispondi ai messaggi.

Non è vero. Sono antipatica solo quando non ne vale davvero la pena.

Tipo quando hai scritto a quello che lo consideravi un disastro.

Certo, era un vanesio vuoto e senza personalità che non aveva nulla da offrire se non una insulsa scopata. E di sicuro con quel background non poteva interessarmi. Qualcuno doveva pur dargliela una lezione e provare a ridimensionare il suo ego.

Grazie Lidia da quando hai lasciato Alberto noi donne siamo più tranquille perché tanto ci pensi tu a ripulire il mondo dagli stronzi. E lo fai elegantemente, schiettamente, mandando messaggi su whatsapp.

Intanto passava un quarto d’ora dopo l’altro, in attesa dell’arrivo di Veronica mentre le dita scorrevano sui loro cellulari, leggendo e rileggendo quelle frasi, alla ricerca di quella sbagliata, esagerata, non abbastanza pensata. E non sempre c’era una spiegazione. L’interpretazione della relazione era affidata alle regole delle loro app. Perché anche loro, donne ormai consapevoli e semivissute erano costrette a fare i conti con l’amore nell’era dei device.

Il tipo di Anna ad esempio era totalmente scostante nell’uso del suo smartphone, passava dall’essere presente e premuroso all’essere  freddo e liquidatorio. Come in quel messaggio lì che per lei aveva decretato la fine.

Non c’ho visto più e gli ho risposto col pollice all’insù.

Ma il pollice all’insù vuol dire ok.

Per i nativi digitali forse si, per me vuol dire che sei diventato talmente insignificante che nemmeno mi sforzo a digitare una parola. Quella è la risposta più offensiva che posso attribuire a una emoj e in genere la uso per mandare un chiaro segnale di indifferenza.

E da qui si era generata una risata liberatoria.

Oh ma Veronica? Ci dobbiamo preoccupare? Sta a 300 km di distanza con uno con cui si è scambiata messaggi vocali per 10 giorni di fila, per quanto mi riguarda potrebbe essere anche uno stupratore seriale.

Veronica aveva conosciuto il tipo in questione su un app di incontri on line. La cosa era iniziata un po’ per curiosità, un po’ per gioco, una domenica pomeriggio mentre era a villa Ada con Lidia, “dai registriamoci vediamo che succede”. Lidia non aveva mai fatto l’accesso, lei invece ci si era un po’ intrippata. Cliccando qua e là era finita sul profilo di Andrea che si presentava come un amante profondo e raffinato, cultore di Dostoevskij e lei era una grande appassionata di letteratura russa. Così avevano cominciato a chiacchierare, poi si erano scambiati i numeri privati e avevano cominciato a mandarsi audio chilometrici su whatsapp. Lui era un dirigente ex bocconiano che divideva il suo loft col il suo gatto, lei odiava i gatti ma aveva promesso che avrebbe fatto uno sforzo. Lei gli aveva mandato il suo profilo instagram perché “lì ci sono un sacco di foto mie” lui le aveva mandato le foto della sua ultima vacanza in Grecia. Sembrava carino. “Lidia questo mi piace assai, mi sto innamorando”. Così avevano deciso per l’incontro a metà strada. Con l’alta velocità si arriva a Firenze, da Milano e da Roma, in un’ora e mezza precisa.

Eccola ci ha scritto

Raga’ sono a Termini, disastro totale, dieci minuti e sono da voi

Lo sapevo io, vatti a fidare di queste cagate. È pure arrivata prima. Sarà scappata.

Dieci minuti di camminata veloce e Veronica aveva raggiunto le sue amiche che tanta era la curiosità che si erano ammutolite.

Oh ma che è successo?

Niente raga’ era basso.

Ma basso quanto?

Basso basso. Che ne sapevo io che si poteva mettere un filtro sull’altezza su quel cacchio di coso.

Ma basso tipo? Tu sei alta un metro e settantre Verò.

Basso che mi arrivava appena all’ascella.

Cavolo.

Basso al punto tale da mettermi in imbarazzo. Basso che guardavo le immagini riflesse nelle vetrine e sembrava che stavo accompagnando mio figlio a scuola. Basso che a un certo punto si è messo su un gradino e comunque dovevo abbassarmi per cercare il suo sguardo. Lo sapete che sono una che bada alla sostanza ma era basso che proprio non ce la potevo fa’. Cioè se una si iscrive a un sito di incontri on line minimo minimo cerca la perfezione e invece ho trovato il pacco. Ho pure pagato per avere un profilo più sicuro!

Ti è andata male Vero. Non perdere le speranze.

No ragazze non ci siamo proprio. La verità è che io, ma penso anche voi, non siamo fatte per questo genere di cose. Ci aspettiamo che gli uomini siano al nostro stesso livello, per questo se io mi iscrivo su un sito del genere mi aspetto di incontrare persone come me. E invece trovo un pacco esagerato in dimensione mignon. Ma chi di noi si sognerebbe mai di mentire sull’altezza?! Questa cosa mi ha lasciato una tale tristezza. Mi ha fatto una gran pena il ragazzo. E quindi basta, lasciamo questi mezzucci ai millenial convinti che ‘sta roba non fa per noi. Pensiamo che queste cose allarghino le nostre possibilità e invece aumentano solo le probabilità di incontrare imbecilli. Pensiamo di prendere bocconi dalla vita quando tutto questo è solo rumore inutile e noi davvero non ne abbiamo bisogno. Perché l’amore arriverà come un assolo di chitarra, quando il ritmo rallenta e il tempo sarà quello giusto.

E quella frase colpì dritta il cuore di Lidia. Pensava a tutti i rumori inutili che avevano fatto da sottofondo alla sua vita negli ultimi due anni. Agli uomini di cui si era riempita, ma che non le avevano lasciato nulla. Come una musica fastidiosa che si era insinuata nelle sue orecchie mentre lei cercava melodie più raffinate. Ma questo aveva rappresentato l’ultimo bagaglio della sua esperienza. Da cui era uscita più forte e più sicura. Di quello che era e di quello che cercava.

Il tempo stava rallentando.

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