Arriva sempre il momento in cui, arrivato l’autunno, devi riporre il costume nel cassetto, quello che non aprirai più per diversi mesi e questo, per Lidia, è uno dei momenti più tragici dell’anno. Ti aggrappi con forza all’ultimo raggio di sole, perché non ti arrendi all’idea che presto il tuo colorito abbronzato cederà il posto al pallore invernale. Guardi in maniera ossessiva le previsioni del tempo, ti rallegri all’annuncio delle temperature sopra le medie stagionali e ti ritrovi decisamente poco affranto dalle conseguenze del riscaldamento globale (che sarà mai l’ennesimo ghiacciaio che si scioglie se puoi stare sbracciato ancora a fine ottobre!?). Non fai ancora il cambio dell’armadio, non sia mai domenica prossima fa caldo e tu hai riposto il costume nello scatolone sotto il vano del letto… che poi a riaprircelo ce ne vuole.

Intanto fantastichi su come raggiungere presto un posto dove fa ancora caldo, ma nel frattempo, al primo freddo, cominci a starnutire, a tossire, ti cola il naso e ti rendi conto che stai lottando contro i mulini a vento. Perché le stagioni passano e tu non ci puoi fare proprio niente.

L’autunno di Lidia più o meno è cominciato così. Tra il tempo trascorso a strappare un’ultima giornata di sole e quello a provare ad accettare serenamente il ritorno alla quotidianità. Al sole lei non ci voleva proprio rinunciare e dopo vari tentativi di ritorni in spiaggia falliti si era rassegnata a trascorrere le domeniche come si fa quando arriva l’autunno. Se c’è il sole stai all’aria aperta, altrimenti te ne stai a casa. Ma il mare, almeno nella sua veste estiva, non è contemplato. Il suo ostinato non-arrendersi-alla-fine dell’estate si era manifestato anche nel suo abbigliamento. Aveva continuato per settimane a vestirsi come fosse ancora il 30 agosto, fino a quando si è presa uno di quei raffreddori che ti riducono ad uno straccio e sembra non ti passeranno mai più per tutta la vita.

La quotidianità, invece, se l’è dovuta ricreare. Dopo aver sperimentato soluzioni di ogni sorta per pagare da sola l’affitto della casa che prima condivideva con Alberto, alla fine ha trovato un appartamento più piccolo tutto per sé, c’ha piazzato il suo materasso nuovo e in breve tempo si è sentita perfettamente a suo agio nella sua nuova vita dopo la rottura con Alberto. Ha incontrato vicini simpatici, si è rifatta il guardaroba, è tornata a lavoro dopo le ferie estive, ha ripreso i suoi corsi di danza, ha quasi smesso di cucinare, ha di nuovo cambiato alimentazione. Ha riempito le sue giornate. Perché la quotidianità ti serve e devi sentirla tua, perché rappresenta il luogo e lo spazio in cui devi poter tornare ogni volta che la vita ti mette alla prova.

La fine dell’estate e l’arrivo dell’autunno, quindi, l’hanno naturalmente condotta a riappropriarsi di una nuova normalità. Ci è riuscita, aiutata un po’ dalla fortuna, senza troppe pene né strappi traumatici. In fondo non le sembrava una condizione così strana, era come se da sempre quella fosse stata la sua vita.

Adesso doveva solo sforzarsi di non indulgere troppo nella routine. Nel susseguirsi di giorni troppo uguali. Se c’era una cosa che aveva capito di se stessa da quando era sola, era proprio il non volersi arrendere a una banale normalità. Ogni giorno doveva essere speciale, ogni giorno doveva avere il fascino della novità, ogni istante della sua giornata doveva essere consacrato alla pienezza, e non sottomesso alle sole leggi dell’ordinarietà.

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