Greta e Pietro hanno ospiti a cena.

Verranno qui per le 8.Disinfettiamo tutto e teniamo fuori il gatto che Valeria sta in fissa con la toxoplasmosi.

Dicono che le trentacinquenni di oggi non fanno figli perché sono vittime di quest’epoca di precariato, instabilità e assenza di diritti. Eppure un tempo le donne nemmeno lavoravano (i loro mariti magari si), quindi di che diritti parliamo? O erano forse delle pericolose sprovvedute?

Valeria, l’amica di Greta e Pietro che verrà a cena e sta in fissa con la toxoplasmosi, è incinta da pochi mesi, si è letteralmente inventata un lavoro, gestisce delle stanze in formula B&B su Roma, quindi di maternità pagata neanche a parlarne. Il suo compagno fa il montatore televisivo ed è un lavoratore autonomo. A quanto pare l’instabilità lavorativa di lei e di lui non ha scoraggiato affatto il loro desiderio di diventare genitori. Lo volevano entrambi e tra qualche mese, se tutto andrà bene, nascerà Alice.

I percorsi che portano alla maternità oggi sono diversi e non sempre lineari e convenzionali. Certo, può anche accadere che se fai il lavoro che ti piace e per cui hai studiato, hai accanto il compagno giusto e hai una casa tua, potrebbe non essere così difficile scegliere di diventare madre. Magari proprio quando sei in quella fase in cui devi decidere se fare un salto di carriera, cambiare lavoro, licenziarti, o decidere che è il momento di avere Penelope. Ed è così che è andata per Claudia.

Puoi anche decidere nella maniera più naturale possibile che è ora di dar retta all’orologio biologico. Così se hai accanto il compagno giusto, capisci che è arrivato il momento, anche se sai benissimo che non vuoi rinunciare ai tuoi spazi e alle tue passioni. Vuoi continuare a cantare come hai sempre fatto prima che nascesse Emma. E questa è la storia di Manuela, che porta Emma a tutti i suoi concerti anche se questo significa farla addormentare sulle sedie, i divanetti dei locali, ovunque, pur di portarsela dietro “se c’è una cosa che in vent’anni di concerti ho sempre sperato è che una volta che avessi avuto una bambina l’avrei portata con me senza mai lasciarla a casa ed è così che faccio”. Ed è così che fa, e questo è ciò che racconta orgogliosa e soddisfatta alle sue amiche a proposito della sua idea di maternità.

Penelope, Emma e tra poco Alice sono le figlie di una generazione di trentacinquenni che hanno semplicemente deciso di diventare madri. E per farlo non hanno necessariamente abbracciato tutte le convenzioni del caso (nessuna di loro è sposata, ma sono felicemente in coppia con i padri delle loro bambine). Non hanno aspettato di avere chissà quali garanzie, come Valeria. Lavorano e si sono trovate davanti a un bivio, come Claudia. Non hanno rinunciato a nulla della vita che avevano prima, l’hanno semplicemente riadattata, come ha fatto Manuela.

Questa sera saranno a cena tutte insieme e Greta, che è l’unica del gruppo non ancora toccata dal desiderio di maternità, si sente con loro perfettamente a suo agio. Perché la maternità per queste donne è stata una scelta consapevole, non un desiderio eterodiretto.

Le tante narrazioni sulle donne e la maternità che sentiamo oggi non sembrano collimare con le storie di Greta e delle sue amiche. Perché è molto più facile pensare che la società oggi non favorisca la maternità anziché pensare che la società e le donne, insieme a essa, stiano cambiando. Il fatto è che essere madri non è solo una questione di contingenze storiche e sociali, come vogliono farci credere. Può essere una questione geografica (per esempio), essere mamma a Roma o a Milano è molto diverso che esserlo in provincia di Potenza. Qui a Roma Claudia ha dovuto fare i conti col fatto di essere una mamma lavoratrice a tempo pieno e con tutto ciò che questa condizione comporta, e se decidi di non avvalerti del welfare famigliare, puoi solo contare su una perfetta sincronizzazione di tempi  e un’equa divisione di responsabilità tra te e il tuo compagno. Perché diventare madri è senza dubbio anche una questione di avere o meno accanto l’uomo giusto. Quello che se la sera hai un concerto sai che è in grado di prendersi cura di tua figlia e che se la porta dietro nei locali per sentirti cantare e sei lei si addormenta sai che le metterà la copertina addosso. Come fa Davide, il compagno di Manuela, il papà di Emma.

Per questo motivo è più realistico pensare che non è tanto la propria condizione lavorativa a scoraggiare la maternità, quanto il non avere accanto la sicurezza della persona giusta. E questo è un bene. Vuol dire che la maternità non è più per le donne una condizione da perseguire a tutti a costi. Ma una scelta consapevole, di fronte alla quale non ci si scoraggia nemmeno di fronte all’instabilità lavorativa, all’evenienza di mettere in stand-by la proprio carriera, al dover imparare a conciliare la vita di tua figlia con la tua passione per il canto e il teatro.

E queste mamme, cresciute nel pieno dell’epoca dell’instabilità e dell’incertezza, sembrano cavarsela egregiamente. Non danno per scontati i loro diritti, sono pragmatiche, creative e si inventano soluzioni cucite a pennello sulle loro vite. Viaggiano e si divertono, non sfoggiano le loro figlie sui social, semmai raccontano il loro personalissimo modo di essere madri e fanno bene, perché sono delle pioniere, in un passaggio di epoche: quello dalle madri per condizione e per convenzione, iper-tutelate e baby pensionate, alle madri che sono semplicemente madri perché hanno scelto di esserlo.

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