E siamo all’epilogo finale della storia tra Lidia e Alberto. E a tutto ciò che è scaturito dopo quel Dobbiamo parlare.

Parla, dimmi, cosa ti passa per quella testa, ho pensato di tutto in questi giorni, non sapevo dov’eri, hai spento il telefono, nessuno sapeva dov’eri, ma come ti è venuto in mente!

Ti ho detto che volevo stare da sola e sapevo che non mi avresti lasciata in pace, che avresti interferito, come hai fatto le altre volte. Avevo bisogno di decidere e prendere serenamente la mia decisione.

E cosa avresti deciso?

Il viso di Alberto si faceva sempre più cupo, la voce strozzata. Lidia invece no. Sapeva che il minimo cedimento emotivo avrebbe scalfito di nuovo quella fermezza, non poteva permetterselo. Per questo non riusciva a guardarlo in faccia, svicolava, guardava oltre, andava su e giù per la cucina per evitare di farsi penetrare dalle emozioni di lui, che invece erano molto evidenti. A nessun pensiero cupo sul suo futuro e la sua solitudine avrebbe concesso di averla vinta, quei nove giorni in albergo erano serviti proprio a questo, a farle assaporare la solitudine e a farle capire di non averne affatto paura, anzi era ciò che in quel momento desiderava più di ogni altra cosa.

Dobbiamo lasciarci.

Alberto si è alzato di scatto. Ha fatto cadere il portacenere con le cicche consumate che si sono sparse sul pavimento, poi ha dato un calcio alla sedia su cui era seduto, era una di quelle da lavoro con le rotelle, la sedia è finita contro il frigorifero, nell’urto si è rotto un vaso, anche i cocci si sono sparsi per terra, ha cercato di non pestarli, poi è andato in camera, ha cercato le chiavi della macchina tra le tasche dei suoi pantaloni, ha imprecato perché non riusciva a trovarle. Lidia nel frattempo era ferma, anzi immobile, sapeva di non dover far nulla per calmarlo, ha capito dopo un po’ che cercava le chiavi della macchina, le ha viste per terra in mezzo alla cenere, alle cicche, ai cocci, le ha prese e le ha messe sul tavolo, non poteva dargliele, avrebbe pensato che lei lo stesse cacciando e lei non voleva cacciarlo, se ne sarebbe andata di nuovo lei se lui, ad un certo punto, non avesse visto le chiavi, le avesse afferrate e se ne fosse andato.

Adesso Lidia è sola. Si sentiva come se fosse finalmente riuscita a portare a termine un compito. Era una sensazione strana in effetti. Ma lei aveva elaborato già tutto ciò che sarebbe successo fino a quel momento. Ed è successo. Era riuscita a dire ad Alberto che era finita. Adesso bisognava ripartire da lì.

Si è seduta per terra con la testa appoggiata sul divano. Era stanca, aveva sonno, ma non voleva addormentarsi così. Voleva che tutto ripartisse da una dimensione di ordine. Anche fisico. Anzi voleva riappropriarsi dell’ordine, abbandonare definitivamente il caos che la vita di Alberto le aveva imposto negli utlimi sei anni. Ha raccolto i cocci e la cenere dal pavimento. Ha visto che il computer di Alberto era rimasto acceso, ha salvato il lavoro interrotto dal suo arrivo, poteva andare perso. Ha pensato a questo gesto e al fatto che se anche due persone si lasciano, due persone ormai adulte, che si sono amate per lungo tempo, puoi mantenere il rispetto e l’accortezza per la sua vita. Ed è questo, forse, ciò che rimane.

Ha cambiato le lenzuola, come se anche quello fosse un gesto verso la sua ripartenza. Si è messa a letto. Sentiva che non avrebbe avuto difficoltà ad addormentarsi e questo significava che in fondo era serena. Al mattino si è svegliata e ha trovato Alberto sul divano. Ha avvertito una fitta all’altezza dello stomaco, si è sentita tradita e vittima della tipica sensazione del disinganno, come se quella ripartenza, da lei tanto agognata, fosse stata bruscamente interrotta. Perché era tornato? Si è lavata, si è vestita, è corsa a lavoro, appesantita, arrabbiata, incerta.

Alle 6 è rientrata a casa. Alberto non c’era più. Ha trovato sul tavolo un libro e un biglietto.

Il libro è per te, spero che troverai quello che stai cercando.  Ho capito che questa volta è finita davvero. Me ne vado via io, in fondo questa casa è sempre stata più tua che mia e adesso non è più nostra.

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