Il tempo durante queste vacanze di Pasqua non è stato un granché. Un freddo insolito in quasi tutta Italia, ma Greta e Pietro erano in Provenza e lì il tempo è sempre stato bellissimo. Approfittando del ponte del 25 aprile unito alle ferie di Pasqua sono riusciti a fare una lunga vacanza in macchina dai loro amici Luca e Valeria che da circa un anno si sono trasferiti lì. Sono due ricercatori universitari e vivono in una residenza che è un mega centro di ricerca, un po’ come il nostro CNR, ma che ospita anche ricercatori in campo umanistico. Chiamiamoli pure cervelli in fuga. Sono due trentacinquenni che da quasi 10 anni, dottorato compreso, vivono in giro per il mondo a fare il loro lavoro di ricercatori. E quest’anno vivono in Francia, a Marsiglia. Hanno i laboratori di ricerca al piano di sotto e le residenze abitative al piano di sopra, con affaccio sul giardino che da accesso diretto al Parc e al Palais Longchamp un maestoso palazzo che ospita il Museo delle belle arti e quello di storia naturale. Non devono passarsela affatto male e questo è stato il primo pensiero di Pietro e Greta appena arrivati.

La Provenza è davvero un posto meraviglioso. Natura rigogliosa, clima mite, cibo discreto, ottimi vini, ostriche buonissime, paesaggi mozzafiato, odori che ti rapiscono. Aspetti che hanno subito affascinato i nostri due viaggiatori e di certo non si aspettavano che, insieme a tutto questo, avrebbero imparato ad apprezzare anche l’organizzazione e l’educazione dei francesi. Forse a Parigi no, ma in Provenza sono davvero educati e cordiali. Quando attraversano le strisce pedonali ti ringraziano tutti sorridenti per averli fatti passare. Un giorno per strada a Marsiglia un francese aveva appena urtato la spalla di Greta e lui le aveva subito rivolto un sincero e sentito désolé.  Lo stesso aveva fatto un bimbo di forse 4 anni che sulla spiaggia de la Calanque du Port-Pin aveva buttato addosso a Greta un po’ di sabbia mentre giocava col suo amichetto sulla riva del mare, désolé Madame.  Ma che parola gentile che hanno per chiedere scusa. E che tenerezza le aveva fatto quel bimbo con quella faccetta tutta désolée e i suoi occhialini da sole (tutti i bimbi in Francia portano occhiali da sole… mah!).

Comunque tutta questa faccenda della cordialità li avevi un po’ destabilizzati perché, diciamoci la verità, soprattutto se consideriamo i trascorsi calcistici, noi italiani dai francesi proprio non ce l’aspettiamo. In verità qualche stronzo lo avevano trovato in autostrada, più volte le macchine francesi li avevano sorpassati da destra a gran velocità col clacson spianato mentre loro rispettavano semplicemente i limiti consentiti, che sono normalmente di 130 e 110 a visibilità ridotta. Comunque le autostrada lì sono di tutto rispetto, 3 anche 4 corsie per cui, tutto sommato, avevano chiuso un occhio sui sorpassi azzardati.

Marsiglia è una città che ti sorprende e sembra accoglierti dal primo momento in cui ci metti piede. Una città viva, multiculturale che ha fatto della “meridionalità” il suo punto forte. In due giorni, grazie alla conoscenza ormai esperta di Valeria e Luca, sono riusciti a visitarla tutta, il centro, vieux-port e le spiagge di periferie. Queste ultime sembravano ospitare prevalentemente popolazione di cultura musulmana, gente così diversa dai francesi ma così a loro agio in quel Lundi de Pâques sulle spiagge marsigliesi. Per quanto Greta e Pietro si sforzassero di vedere quella situazione un prodotto della multiculturalità tipica del luogo, in realtà sembrava stonare con tutto il resto e ancor di più con l’eleganza tipica di alcune zone della costa.

Ciò che più colpisce della Provenza è la natura e Greta e Pietro ne sono rimasti davvero impressionati. Il verde lì sembra più verde che altrove. Le montagne sembrano scolpite e coi contorni disegnati. Non a caso questi suggestivi paesaggi hanno ispirato i pittori impressionisti. Ad Arles hanno seguito il circuit Van Gogh.  Hanno pranzato al Café la Nuit, passeggiato alla ricerca del Vecchio Mulino che però non esiste più perché pare che il proprietario ha pensato di costruirci sopra qualcosa o almeno questo è ciò che hanno capito chiedendo a un francese della zona. Hanno camminato a lungo per raggiungere il ponte di Langlois e sono poi rientrati in centro per visitare la Fondazione Van Gogh dove sono esposte alcune opere dell’artista. A Aix-en-Provence c’è invece l’atelier di Paul Cezanne al cui interno sono conservati gli oggetti e gli attrezzi del pittore. Un piccolo edificio circondato da un meraviglioso giardino dall’atmosfera magica che ha incantato Greta al punto da farle pensare che tutto ciò che può desiderare dalla sua vita è avere un giorno una casa così, con un giardino fatto proprio in quel modo dove mettersi a scrivere racconti e vivere lì per sempre. La visita al giardino dell’atelier di Cezanne l’aveva rigenerata.

Le lunghe escursioni a piedi, alla scoperta dei meravigliosi paesaggi de les Calanques, l’ avevano invece sfinita. Ma la fatica era stata ampiamente ripagata dalla bellezza di quelle insenature di roccia affacciate sul mare cristallino. Nemmeno questo si aspettavano lei e Pietro, che il mare in Francia avesse quel colore.

Al loro rientro in Italia percorrendo quei 200 km che separano la Provenza dal confine del nostro Paese hanno ripensato all’imponenza e alla maestosità di quella natura, all’organizzazione dei francesi e a ciò che distingue la Francia dall’Italia che in quanto a paesaggi e bellezze non ha nulla da invidiare a nessun altro paese. Ma al rientro dai nostri viaggi, noi italiani torniamo sempre con la convinzione che gli altri sappiamo fare meglio di noi.

Varcato il confine italiano e imboccata l’autostrada dei fiori Greta ha preso a sfogliare i giornali internazionali. Il Financial Times dice che la Spagna ha ricominciato a crescere ed è tornata ai livelli pre-crisi, per quest’anno si prevede una crescita del pil del 2,5 per cento mentre l’economia è cresciuta a un tasso superiore al 3 per cento sia nel 2015 che nel 2016. Il New York Times scrive che per anni i bambini nati da donne di fede cristiana sono sempre stati in numero maggiore rispetto ai neonati di ogni altra fede, ma entro il 2035 questo primato verrà conquistato dall’Islam.

Così ha pensato ai francesi, ai tratti raffinati dei loro volti e alla diversità di quei corpi sulle spiagge delle periferie di Marsiglia. E ha pensato all’integrazione e alle elezioni presidenziali imminenti.

Ha poi ripensato ai loro amici che a 24 anni hanno fatto i bagagli e sono andati all’estero, alla Spagna che cresce a un tasso del 3 per cento, a lei e Pietro che sono rimasti in Italia mentre in Francia i loro coetanei hanno bimbi a cui mettono gli occhiali da soli. Che nel 2035 i bambini di fede islamica saranno molti di più di quelli di fede cristiana e forse anche loro indosseranno occhiali da sole.

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