Lidia si è svegliata nella sua stanza d’albergo.

Si era addormentata dopo aver letto qualche pagina di un libro di racconti.

Dopo aver visto quella trasmissione sui matrimoni.

Dopo aver mangiato la pizza sul letto.

Dopo averla ordinata su internet.

Dopo il check in albergo.

Dopo che, nel viaggio in treno, aveva deciso di non tornare a casa da Alberto. 

Era il primo giorno dopo quella decisione.  Ce ne sarebbero stati molti altri di giorni così, fino alla decisione finale di chiudere definitivamente la sua storia con lui. Aveva scelto di rimanere in albergo, un non-luogo perfetto per vivere nell’anonimato un periodo di solitudine e di scelte da prendere. Senza l’interferenza degli altri. Soprattutto di quelli che pensano di avere sempre la soluzione adatta a risolvere le crisi altrui. Di quelli che dispensano consigli egoriferiti, che entrano a gamba tesa nelle tue decisioni importanti perché non riescono a farne a meno. Ecco, di questa gente lei non ne aveva affatto bisogno. Voleva scegliere lei cosa dire e a chi dirlo, quanto e come ascoltare. Convinta che davvero nessuno, a parte se stessa, potesse aiutarla a decidere in momenti come quello.

E quindi ha dormito in albergo per giorni, continuato a consumare cene sul letto ordinate su internet. E poi leggere, fumare, riflettere, piangere, farsi assalire dai dubbi, dalle ansie, dai pensieri sul futuro, sui soldi e sul suo appartamento. Avrebbe cambiato casa? Forse. Sarebbe rimasta lì? Meglio. Avrebbe dovuto cercare un coinquilino. Che scocciatura! Tanti cambiamenti, troppi, ce l’avrebbe fatta, ma si che ce l’avrebbe fatta!

Per poi ritrovare la fermezza.

Sentiva che tutto questo era necessario. Aveva preso l’abitudine in quei giorni di appuntare i suoi pensieri su un piccolo quaderno. Riflessioni spontanee sottoforma di piccole annotazioni quotidiane. Sarebbe andata fino in fondo in quello che riteneva un vero e proprio atto di coraggio. E ancora di più, un atto d’amore verso se stessa. Una vittoria contro i compromessi della vita. Il rilancio verso una scelta di felicità, che non era scontata, ma che valeva la pena di tentare. Perché a 35 anni non è ancora troppo tardi.

Dopo 9 giorni Lidia si è stancata di quella condizione di semi- vagabondaggio. Aveva inoltre bisogno di recuperare un po’ di vestiti puliti dal suo armadio, di mangiare in modo un po’ più sano, di capire come gestire la sua vita d’ora in avanti. Di comunicare ad Alberto la sua decisione.

Era riuscita a non sentirlo, solo qualche messaggio, l’aveva pregato di lasciarla stare, per un po’. Quando è rientrata a casa l’ha trovato lì, seduto alla sua scrivania intento a progettare qualcosa su autocad. La casa puzzava di fumo, come al solito. Faceva un caldo infernale. Lui si è accorto della presenza di Lidia solo dopo che lei ha cominciato a trascinare la valigia per la casa facendo un gran baccano. Si è girato di soprassalto quasi spaventato, lei l’ha guardato, aveva la faccia stanca, sembrava non dormisse da giorni, ha sentito una stretta al cuore, ha respirato un po’ per provare a calmarsi. Lui non ha detto nulla, forse non si aspettava che sarebbe tornata, il suo volto ha cambiato espressione, sembrava arrabbiato. Lei ha poggiato la valigia, si è tolta la giacca, ha aperto la finestra.

Dobbiamo parlare.

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