Ogni tanto Greta  torna a casa dai suoi per il week-end. Parte il venerdì pomeriggio per fare rientro alla domenica. I suoi abitano in un gradevole paesino della puglia, uno di quelli che si popolano solo ad agosto di turisti dal nord Italia che si stupiscono per qualsiasi cosa abbia una parvenza di semplicità. I sapori, il mare, l’aria, il contadino col suo carretto all’angolo della strada a vendere i prodotti del suo orto, i ristoranti lungo il mare coi tavolini di plastica, le tovaglie di carta e i camerieri un po’ sbrigativi. Tutte queste cose, a quella gente abituata a vivere solo la dimensione della città, sembrano speciali. Ma lei ha il sospetto che sia più un apprezzamento frutto di una moda. D’altronde che ne sappiamo noi di come il contadino tratta le sue verdure, quali concimi e diserbanti usi? E quei ristorantini così spartani piacciono davvero o sono per loro solo un’esperienza folkloristica? Per questo Greta non torna più lì ad Agosto. È convinta che quelle persone non scambierebbero mai le loro vite metropolitane per quel contesto semi agreste. Tutto quello stupore le sa decisamente di snob. Un po’ come quei buonisti sempre pronti a scandalizzarsi per un nonnulla, ma che poi si schifano quando negli autobus capitano vicino all’immigrato che puzza.

Le era capitato più di una volta di ospitare anche amici romani e di vederli tanto a loro agio in quella stramba abitudine tipica del Sud Italia di ingozzarsi a tavola all’ora di pranzo, in estate e a 40 gradi, con la fronte che gronda di sudore, tutti intenti nell’assaggio di una polpetta ancora, un pezzo di parmigiana, uno di lasagna  a 7 strati e una braciola. Che poi, guai a rifiutare, per le mamme del Sud ogni piatto offerto e non consumato corrisponde a un’offesa personale. Perché loro sono il cibo che preparano. Rifiutare il cibo significa rifiutare loro. Gli uomini invece sono più interessati al vino. Quello bello corposo preso direttamente dalla cantina del loro amico in pensione. Se malauguratamente ti capita un calo di pressione è sicuramente colpa tua che non hai mangiato e bevuto abbastanza, non una reazione naturale del tuo corpo indaffarato a gestire le temperature elevate e che vuole essere lasciato in pace, non certo costretto a fare gli straordinari coi processi digestivi.

Tutto questo è molto conviviale. La gente del Sud sa essere molto accogliente. Ma Greta sente che questo mondo non le appartiene più. “Dai a mamma mangia che poi quando torni a Roma ti muori di fame”.  Lei, che ormai si è abituata a consumare pasti leggeri,  a fare un uso misurato della carne, a bere estratti di frutta, a condire il cibo con olio crudo e zenzero, a bere un bicchiere di acqua e limone al mattino, a mettere i semi nell’insalata, a far fermentare il kefir. A bere vini ricercati. Forse anche tutto questo è solo una moda, ma almeno sente che le appartiene di più. Mentre per i suoi, tutto quel cibo stra condito, potrebbe essere una rivendicazione di abitudini considerate sane. “Se hai fame vuol dire che stai bene” le ripeteva sempre sua nonna. E la fame correlata alla salute doveva essere sempre tanta, ne aveva dedotto lei. Almeno fino a quando è cresciuta e ha cominciato a cucinare per sé e per Pietro, anche lui un fanatico del biologico.

Se le abitudini alimentari di Greta erano motivo di scontro a tavola, molto più facili e armoniose erano le conversazioni riguardanti le sue scelte professionali. I suoi avevano sempre approvata la scelta di Greta di non andare dietro a quella insana passione per la scrittura e di pensare prima alla certezza di uno stipendio. In passato i suoi insegnanti l’avevano sempre elogiata per quello stile così originale nei temi di italiano. Aveva anche partecipato a concorsi letterari ottenendo qualche apprezzamento. Ci si potrebbe aspettare che i suoi genitori, insegnanti pure loro,  avrebbero capito e incoraggiato quella tendenza a voler tirar fuori i talenti. Ma erano lavoratori dello stato e gente come loro sa bene cosa significhi avere uno stipendio su cui contare ogni mese, per tutta la vita, fino alla pensione. “Se non avessimo avuto questa certezza, tu e tuo fratello non sareste potuti andare a studiare fuori”.  Ripeteva sempre sua madre. Quando Greta si era licenziata dal suo precedente lavoro suo padre non le aveva parlato per un mese e mezzo. Poi si erano riappacificati al funerale del nonno, quando Greta era tornata da Londra. Intanto lei aveva trovato un altro lavoro, convenzionale e semisicuro, di quelli che ti pagano la malattia e le ferie. Perdonarla era stato facile.

In realtà Greta non disprezzava le sue scelte e non rimpiangeva nulla di quello che aveva fatto in passato. Era stata concreta e pragmatica. Si era adattata. E sappiamo bene che nel contesto lavorativo attuale adeguarsi è la scelta più intelligente. Ma adesso, a trentacinque anni voleva rilanciare. Di nuovo e di più di quanto aveva fatto in passato. Voleva osare. I suoi non avrebbero saputo nulla fino al momento del traguardo, che sperava, prima o poi, sarebbe arrivato.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...