Avevamo lasciato Lidia al solito Natale separato da Alberto e alla notizia inaspettata della gravidanza di Carolina, la sua amica un po’ fricchettona con idee non convenzionali sull’amore. Tutto questo a poche settimane dal suo trentaseiesimo compleanno.

Il 7 gennaio, stavolta, Lidia non è tornata da Alberto.

Nessun racconto su come ha trascorso le vacanze dai suoi, niente commenti sui regali di Natale, sulle nevrosi di famiglia e sugli amici di scuola che nel frattempo si sono sposati.

Stavolta non l’ha perdonato, come ha sempre fatto, per quella mania autodistruttiva di non sapersi vivere le feste.  L’ha deciso durante il viaggio di rientro a Roma. In cinque ore di treno seduta affianco ad una sconosciuta che leggeva un libro su Craxi e che ogni tanto le offriva qualcosa da mangiare per provare ad attaccare bottone. Durante il viaggio Alberto l’aveva chiamata, ma lei non aveva risposto. Il suo nome sul display le aveva creato ansia. Non sarebbe tornata a casa, non riusciva a pensare ad altro. Doveva gestire quell’ansia e doveva farlo da sola.

Aspettò che la connessione sul treno fosse più stabile e si mise a cercare un hotel su internet, dormire da qualche amica non le sembrava una buona idea, avrebbe dovuto spiegare come mai non era a casa con Alberto e non le andava proprio.

Tre notti a 130 euro colazione compresa in un hotel in via Nazionale le sembrò una cifra accettabile. L’albergo era vicino al suo ufficio e quindi ci sarebbe andata a piedi. Meglio così, se era nervosa non le piaceva prendere i mezzi pubblici. Sperava poi che la circostanza sarebbe passata inosservata. Non le andava di parlarne coi suoi amici, figuriamoci se poteva reggere il pettegolezzo d’ufficio.

Arrivata a Termini prese un taxi. Sapeva che Alberto non l’avrebbe aspettata, aveva un appuntamento di lavoro e per entrambi le questioni di lavoro erano sempre venute prima.

L’hotel era carino e la stanza pure, arredata in stile moderno come piace a lei. L’aveva imbarazzata un po’ la domanda “viaggia da sola?” ma poi aveva capito di aver prenotato una doppia e quindi la domanda era stata appropriata, non intrusiva. In effetti rientrava dalle vacanze e aveva una valigia piuttosto grande per cui doveva essere sembrata davvero una in viaggio. “Sono residente a Roma”, aveva specificato, così almeno si sarebbe risparmiata la tassa di soggiorno.

In stanza c’era un bel televisore a schermo piatto 32 pollici. Lei e Alberto non avevano la tv, guardavano solo film e serie televisive in streaming. Fare zapping tra tutti quei canali le era sembrato divertente e nel frattempo pensava che avrebbe ordinato una pizza su internet. Lei e Alberto ordinavano spesso la cena così, ma farlo da sola aveva qualche svantaggio doveva raggiungere la cifra minima per la consegna a domicilio, e così aveva ordinato roba che poi  non avrebbe mangiato. O che avrebbe conservato per il giorno dopo. Alberto non l’avrebbe fatto, non mangiava mai gli avanzi, preferiva buttare il cibo.

Si stiracchiò un po’ le gambe e si mise sul letto ad aspettare la sua cena. Quelle piccole azioni fatte da sola le avevano suscitato un non so che di accattivante. Decise che doveva avvisare Alberto. Stasera non torno a casa. Ho bisogno di stare sola per qualche giorno.

Avrebbe aspettato la cena e poi si sarebbe struccata, voleva mantenere un aspetto dignitoso fino al momento della consegna a domicilio, dopo di che avrebbe chiuso la porta e si sarebbe infilata nel letto.

Alberto non rispose al messaggio, provò a chiamarla diverse volte, ma lei non voleva parlargli e alla fine spense il telefono. Sapeva che questo silenzio avrebbe ferito Alberto ma non riusciva a fare diversamente. Voleva vivere questo momento senza interferenze, nella solitudine di una confortevole stanza d’albergo.

Il letto era comodissimo, il materasso doveva essere uno di quelli che si adattano alla forma del corpo. Le era un po’ dispiaciuto averci mangiato sopra. Si infilò sotto le coperte e si mise a guardare una trasmissione in cui quattro donne partecipano ai matrimoni l’una dell’altra e alla fine scelgono quello più bello. Le balenò il pensiero che forse non si sarebbe mai sposata. Qualche anno fa questo pensiero l’avrebbe atterrita, ma quella sera no. Le sembrava assurdo che quelle donne si dessero tanto fare per far sembrare il proprio matrimonio il più bello. Come se fosse solo una questione di apparenza e non un evento di sostanza. Tutta quella pomposità le sapeva di tutto fuorché della celebrazione dell’amore fra due persone. Si chiedeva quante donne alla sue età sognavano ancora il matrimonio in pompa magna e l’abito da sposa a sirena. Alla fine aveva vinto il matrimonio della coppia che le stava antipatica.

Spense la tv, pensò che se fosse andata avanti nella scelta di finirla con Alberto avrebbe dovuto mettere in conto il rischio di rimanere da sola per molto tempo o forse per sempre. Certo, c’erano forti probabilità che non sarebbe stato così, ma avrebbe dovuto comunque mettere in conto il contrario. Perché solo se avesse accettato la possibilità della solitudine avrebbe fatto una scelta libera.

Lesse qualche pagina di un libro di racconti e si mi mise a dormire. Al mattino si svegliò leggera, come non le capitava da tempo.

Un pensiero su “Viaggia da sola?

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