«Ci hanno illuse che nella vita potevamo diventare ciò che volevamo.  L’istruzione era molto più accessibile che in passato e quindi studiare era quasi d’obbligo e non più un privilegio. Abbiamo vissuto gli strascichi del boom economico e della lotta per la liberazione sessuale. Abbiamo acquisito come scontata la libertà di costume. Abbiamo letto l’amante di Lady Chatterley ».

Tra i momenti preferiti della settimana di Greta c’è sicuramente l’aperitivo del venerdì sera con Donatello, il suo amico gay,  e Chiara. Si sono conosciuti a Roma ai tempi dell’università, condividevano un appartamento vicino piazza Bologna e le difficoltà tipiche degli studenti fuori sede.

Più o meno ogni settimana si incontrano a campo dei fiori per discutere delle loro vite e del punto in cui sono. Donatello è un paziente ascoltare, Chiara un’abile interlocutrice al punto che riesce a tirar fuori sempre spunti interessanti anche dagli argomenti più banali. Quel venerdì, al secondo bicchiere di vino, la discussione si era fatta piuttosto animata e Greta non aveva tardato a sfoderare il suo tema preferito: la sua generazione.

« Infondo non abbiamo mai dovuto lottare per affermare i nostri diritti e per cambiare il corso della storia, ma abbiamo vissuto di rendita grazie alle battaglie fatte dalla generazione precedente».

Se l’argomento era quello, di solito si cimentava in lunghi, ma interessanti monologhi, lasciando poco spazio a un eventuale contradditorio di Chiara. Donatello si limitava ad ascoltare e a ordinare eventualmente da bere.

« Noi a quattordici anni guardavamo Non è la Rai e Macao. Siamo cresciute con i modelli delle televisioni di Berlusconi, e poi li abbiamo contestati, con tutte noi stesse, un decennio più tardi. Guardavamo le prime serie tv americane e sognavamo New York e la California. Volevamo essere un po’ Brenda e un po’ Kelly fino a quando abbiamo scoperto Carrie Bradshaw, Miranda, Charlotte e Samantha. Abbiamo visto mondi diversi dai nostri, pensandoli accessibili. Sognavamo in grande e nulla intorno a noi sembrava scoraggiarci».

«Poi è arrivata la crisi economica e abbiamo scoperto il grande bluff». Aveva aggiunto Chiara riuscendo a intrufolarsi momentaneamente nel discorso di Greta.

«Giusto. Ma finché ce n’è stata data la possibilità, abbiamo sfruttato il meglio della nostra epoca. Pensate a quanta libertà in più abbiamo avuto e abbiamo rispetto ai nostri genitori e se continueremo a non lasciarci intrappolare da ciò che la società si aspetta da noi, ne avremo ancora di più. Tutto ciò che dobbiamo a noi stesse come donne, scusa Donatello parlo per me e Chiara, è continuare a scegliere liberamente cosa vogliamo farne delle nostre vite».

Intanto campo dei fiori continuava a riempirsi di gente, mentre i tavoli accanto al loro avevano cambiato clienti già un paio di volte. Greta sembrava non vedesse nulla e nessuno intorno a lei, presa com’era da quel discorso che sentiva tanto parlare di se stessa.

«Chi di noi ce l’ha fatta ad andare a studiare fuori e a rimanerci soprattutto, ci sta provando ancora ad essere felice e a realizzarsi senza riserve. Penso che noi abbiamo una marcia in più, altrimenti ci saremmo già adagiati come ha fatto chi è rimasto o chi è tornato. Pensate ai vostri compagni di scuola che sono rimasti o tornati nelle loro città di origine. Scommetto che la maggior parte si è sposata e ha fatto figli».

«Questo è un po’ snob, Greta».

«No, questa è statistica Donatello».

Chiara sembrava immersa in una produttiva riflessione scaturita proprio dalle parole della sua amica. Pensava che in effetti tra le sue amiche che erano tornate in Abruzzo o che non avevano studiato o fatto esperienze fuori, quasi tutte si erano sposate e avevano avuto figli prima dei 35 anni. Alcune di loro non lavoravano nemmeno, vivevano nella casa ereditata dalla famiglia e si vestivano tutte allo stesso modo. È probabile che per alcune di loro il matrimonio e la maternità siano state davvero scelte consapevoli, ma è plausibile che per altre sia stata l’unica scelta disponibile in mancanza di alternative più allettanti.

«Mi sembra che per alcune di queste persone la famiglia sia una sorta di ripiego a buon mercato» aveva proseguito Greta con tono leggermente più aspro, «un’opzione sempre disponibile sullo scaffale delle grandi occasioni. Questo perché è scontato che si debba mettere su famiglia ed è anormale il contrario. Io invece potrei voler convivere in eterno, o crescere un figlio da sola oppure sbattermene di queste menate e pensare esclusivamente a me stessa e boh… che ne so… alla mia carriera. E comunque continuo a essere convinta che per molti la famiglia sia la scelta più a portata di mano, nonostante io pensi che sia una roba estremamente impegnativa e che per farlo ci voglia una grande consapevolezza. Ma all’inizio la gente non lo sa, anzi è pure motivata dalla festa del matrimonio, passa mesi e mesi a pianificare quell’evento incapace di rendersi conto che, infondo, il suo matrimonio non ha nulla a che fare con tutta quella gente che ha invitato»

«Greta», la interruppe Chiara, « forse dovresti inserire un po’ di romanticismo nella tua visione del mondo, magari togliendo un po’ di spazio al tuo cinismo»

«Non si tratta né di cinismo né di romanticismo, mi aspettavo qualcosa di più elaborato da te Chiara.  Ho semplicemente eliminato l’ipocrisia. Ed è questa la nostra grande fortuna. Se elimini l’ipocrisia riesci a essere sincera con te stessa. Ma questo privilegio arriva solo con l’età. E il punto in cui siamo è proprio questo. Ecco perché non possiamo più sacrificare nulla. In fondo io potrei cedere alla tentazione di sposare Pietro e fare un figlio con lui, sono quasi due anni che me lo chiede. Ma sento che non è il mio momento, che devo spingermi ancora più in là, che non ho ancora dato tutto a me stessa, che ancora qualcosa la posso fare, per la mia realizzazione professionale ad esempio».

«Pensaci bene», continuò Chiara, «il rischio è che tra qualche anno potresti guardarti indietro e pentirti delle scelte che hai fatto… o che non hai fatto».

«Ah ah, questo è un altro tranello a cui non bisogna cedere», replicò Greta, «la paura del rimpianto è un inganno che non possiamo permetterci alla nostra età. Il rammarico è un sentimento inutile, serve solo a giustificare te stesso per la tua mancanza di coraggio»

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