Greta pensa di non voler fare ancora scelte definitive perché è insoddisfatta della sua vita professionale. Ha iniziato a lavorare regolarmente all’età di 28 anni dopo l’università e il master. Non riesce però a trovare un ambiente lavorativo sano e un contesto in cui sentirsi libera di esprimere se stessa.

Nel suo primo lavoro presso un’azienda a conduzione famigliare aveva la perenne sensazioni di sentirsi in trappola. Bisognava sottostare a regole non scritte per ricevere in cambio la garanzia di non essere licenziati. Aveva uno stipendio adeguato ad una quasi trentenne senza troppo pretese, ma non sufficiente a farle tollerare gli atteggiamenti supini dei suoi colleghi e le pretese di fedeltà assoluta da parte dei titolari dell’azienda. A tutti i dipendenti erano richieste una serie di attività extra-lavorative come portare a rammendare i pantaloni del presidente dell’azienda, ritirare la spesa di sua moglie, aiutare nei compiti i nipotini di presidente e consorte e far finta di ignorare i problemi alimentari delle donne della famiglia. Pensava a tutto ciò che aveva studiato al corso di sociologia del lavoro all’Università su come dovrebbe funzionare un’organizzazione sana, e si sentiva depressa di fronte alla constatazione quotidiana della totale assenza di questi principi nel suo ambiente di lavoro.

Alcuni dei suoi colleghi erano decisamente dei tipi strambi, in particolare, una logorroica egocentrica sovrappeso bramosa di avviare continue conversazioni non richieste su se stessa, una perfezionista compulsiva in costante ansia da prestazione, un sociopatico che si divertiva a intrufolarsi nei pc dei suoi colleghi sperando di trovare chissà che.

Greta non era riuscita a legare con nessuno di loro e nessuno di loro si era mai premurato di provare a legare con lei. Pensava che se una laurea conseguita a pieni voti e un master con tanto di borsa di studio l’avevano condotta lì, allora era veramente fregata.

Decise allora che la sua formazione non era sufficiente, che forse le restava ancora qualche competenza da acquisire, ma per fare questo aveva bisogno di soldi e soprattutto di tempo. Dopo una pianificata e attenta strategia di fuga da quell’ambiente insano aveva accumulato soldi a sufficienza per poter vivere di rendita per qualche mese, tra tfr, ferie e permessi non goduti, tredicesima e quattordicesima aveva previsto di campare senza lavoro per circa 7 mesi. Tra questi era riuscita a inserire anche 2 mesi a Londra grazie alla vendita dei regali di battesimo al compro oro sotto casa sua. Tutto questo avrebbe comportato subaffittare il suo appartamento, sostare per brevi periodi a casa dei suoi e mettere in stand-by Pietro, il suo ragazzo già pronto per una convivenza. Cosa sarebbe successo al termine di questi 7 mesi? Boh! Diciamo che non si era preoccupata di pianificare anche questo, pensava che qualcosa sarebbe successo e infatti cosi è stato.

L’inquilina a cui aveva subaffittato il suo appartamento aveva girato il curriculum di Greta al suo capo, nel giro di un paio di mesi Greta era stata assunta e inserita in un progetto di consulenza. A differenza del precedente lavoro, qui Greta ha trovato un ambiente lavorativo molto collaborativo, ha legato con quasi tutti i suoi colleghi e con alcuni di loro ha instaurato anche un bel rapporto di amicizia. Ma neanche qui è tutto rose e fiori, i ritmi di lavoro sono piuttosto duri, malattie e permessi sono considerati un lusso, nessun criterio di premialità, poche o nulle prospettive di carriera. Tuttavia, uno stipendio più che dignitoso e il clima positivo instaurato con i suoi colleghi l’hanno aiutata a tollerare più facilmente le responsabilità eccessive e i duri ritmi di lavoro.

In effetti erano proprio uno stipendio più alto e un clima positivo con i colleghi ciò che aveva sperato di trovare durante i suoi tre interminabili anni passati nelle precedente azienda, ma come affermano i teorici del pensiero positivo e legge dell’attrazione, quando chiedi una cosa all’Universo devi essere preciso, perché poi questo ti accontenta. Greta non aveva pensato alla necessità di un lavoro che la facesse sentire apprezzata, che premiasse i suoi sforzi e valorizzasse i suoi talenti, così l’universo le aveva restituito solo ciò di cui si era sentita privata nell’esperienza precedente.

Ma era ovvio che l’artefice della sua insoddisfazione non poteva essere solo l’universo. Greta aveva sempre cercato il lavoro per campare. Lavori dignitosi e all’altezza di una persona con la sua preparazione, questo si, ma il vero motore delle sue scelte era sempre stata la garanzia di avere uno stipendio a fine mese. Adesso sente però che il momento in cui lavorare seguendo le proprio passioni non può più essere rimandato, che forse il motivo di tanta insoddisfazione è stato proprio l’aver soffocato in passato le sue aspirazioni in nome dello stipendio.

Greta è così arrivata a trentacinque anni, convive con Pietro e il loro gatto. Pietro vorrebbe avere dei figli, ma Greta non si sente pronta. Pensa che non è ancora il tempo per fare queste scelte che sente come forzature e odorano di compromesso. A trentacinque anni puoi ancora farlo.

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