Lidia ha 35 anni, lavora in un’agenzia di comunicazione, si occupa di analisi semantica. Analizza la ricorrenza di frasi e parole in un testo riportando tutto ad uno schema interpretativo che restituisce ai suoi clienti.

Lidia sta con Alberto da 6 anni, vivono insieme da due. Alberto fa l’architetto, è un libero professionista e si occupa di arredamento di interni. Ha 15 anni più di lei e un fisico malandato. Vivono in un loft di 65 metri quadri a Roma Nord. Alberto ha la passione per la cucina, non prende mai nulla sul serio e allo stesso tempo conserva un rigido pessimismo verso qualsivoglia aspetto della vita. Lidia è contenta del suo lavoro e sta bene con Alberto, lui la fa sentire amata e al sicuro. Tuttavia la differenza d’età e il fisico un po’ malaticcio e cagionevole di Alberto, unito al suo cronico pessimismo, non permettono a Lidia di fantasticare troppo sul loro futuro.

D’altronde neanche Alberto ha mai espresso una eventuale preferenza verso la vita coniugale. La convivenza sembra quindi per entrambi una condizione più che soddisfacente.

 “No sai il pensiero di avere dei figli in questo momento nemmeno mi sfiora. Non posso pensare di rinunciare alla mia libertà, e poi a chi li lascio?”

“Ma Lidia ogni donna prima o poi deve fare i conti con questo pensiero, hai 35 anni mica venti!”.

Questa conversazione è diventata piuttosto ricorrente nelle pause di lavoro che Lidia si concede con una sua collega ed è causa spesso di brevi interruzioni alla tipica leggerezza della sua quasi vita.

Non che Lidia non pensi mai alla possibilità di avere un figlio, ma quando prova a bilanciare i pro e i contro di questa scelta alla fine le sembra troppo faticoso dover rinunciare alla sua libertà.

“E poi scusa, non è che se fai un figlio puoi abbozzare, cioè o lo cresci bene e sei sicura di potergli garantire il massimo o è meglio che non lo fai”

“Ma Lidia smettila non è che deve pianificare già tutta la vita di ’sta creatura che poi è normale che ti scoraggi. Quando sono rimasta incinta io, mica prima m’ero fatta la tabella excel coi pro e i contro, è successo e basta, e poi è un’emozione bellissima, non c’è nulla di più bello del giorno in cui diventi madre”.

Lidia poteva, invece, enumerare diversi giorni belli nella sua vita e non è che smaniasse dalla voglia di aggiungere “il giorno in cui sono diventata madre“. Pensava che superati i 29 anni finalmente aveva cominciato ad avere una vita piena. Aveva raggiunto l’indipendenza economica e aveva frequentato tutti i corsi a cui le era venuta voglia di iscriversi. Teatro e dizione, c1 di inglese, danza africana, b2 di francese, scrittura creativa, marketing online, fotografia, nuoto.

Insomma Lidia è una che da qualche anno ha imparato a godersi la vita .

“In Italia se decidi di studiare e laurearti, se ti dice bene trovi il primo lavoro vero a 28 anni è lì che cominci davvero ad assaporare la vita”

“Assaporare in che senso?”

“Beh nel senso che finisce l’era degli obblighi… se i tuoi ti mantengono, all’università per esempio, come minimo devi portare a casa dei risultati, almeno io sono cresciuta così, loro ti garantiscono una base per vivere, e tu in cambio produci risultati soddisfacenti così loro sono contenti e tu non ti senti in colpa. Quando poi cominci a guadagnare non devi chiedere più niente a nessuno, secondo te perché le donne ci tenevano tanto ad emanciparsi? Ciò che voglio dirti è che quando cominci a guadagnare senti che la vita è tua e finalmente inizi a liberarti dai condizionamenti e a capire chi sei e cosa vuoi veramente. Perché mai dovrei rinunciare a tutto questo?  Io voglio godermi la vita, quindi meglio abbondare l’idea della maternità piuttosto che diventare madri frustrate e creare figli nevrotici”

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